Come scegliere i regali giusti per il Nuovo Anno e cosa farsene dei propri dopo?

Un quadro come la migliore soluzione all'urgente questione di dicembre

Molto spesso la scelta di un regalo è un grattacapo. Per chi dona e, per quanto strano possa sembrare, per chi lo riceve. Gli uni si scervellano sulla «utilità» del regalo. Gli altri poi si trovano in una situazione imbarazzante: dove mettere un regalo «molto bello e utile»? Abbiamo chiesto di riflettere su queste domande a l'architetta, designer, direttrice dello studio di architettura «AR-KA» Ilona Boleyshic.

Ritengo che scegliere un quadro come regalo sia una delle vie di compromesso più felici. Per di più, può essere assai accessibile. (vedete voi stessi: https://kvartiras.com/catalogue/walking/  - N.d.R.). E se non lo è del tutto, qui si inserisce splendidamente il concetto del «regalo collettivo». Tutte le persone ragionevoli potranno unirsi in un unico nobile scopo.

È assai probabile che le persone ragionevoli non riescano a mettersi d'accordo tra loro sulla componente artistica dell'opera e sul posto giusto in cui collocarla. Ma anche qui c'è una via d'uscita!

Bisogna prepararsi in anticipo: infiltrarsi nel territorio del destinatario del dono e perlustrare la situazione. Sarebbe bene fotografare di soppiatto il punto in cui si prevede di appendere il quadro. E non sarebbe male conoscere le preferenze artistiche del destinatario. Per non finire del tutto «a casaccio». E poi, con l'aiuto di un decoratore o di un consulente artistico, si può trovare il posto più vantaggioso e decidere stile e formato.

Per modellare una situazione simile ho selezionato alcune foto dei nostri interni e ho immaginato come si trasformerebbero se vi scegliessimo ora dei quadri.

In ogni variante abbiamo scelto il formato e lo stile necessari partendo dalla superficie delle pareti, dalla commensurabilità con l'ambiente e dal carattere del proprietario.

E il più delle volte va così: l'introduzione di un quadro nell'interno dà una nuova melodica a tutto lo spazio. Soprattutto se non si ha paura e non si sceglie da una tematica neutrale «paesaggio-natura morta». È meraviglioso se l'autore ha una grafia fuori dal comune. Allora diventa coautore di tutto l'interno, conferendogli una nuova sonorità e una nuova direzione.

Ilona Boleyshic

Architetta, designer

Direttrice dello studio di architettura «AR-KA»